Il Liceo Stefanini presente a IMUN New York, Milano e Venezia!

Il Liceo Stefanini presente a IMUN New York, Milano e Venezia!

Simulazione dell’Assemblea Generale degli Nazioni Unite con United Network

IMUN - Italian Model United Nations è una simulazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella quale gli studenti approfondiscono e si confrontano sui temi oggetto dell’agenda politica internazionale indossando i panni di ambasciatori e diplomatici, utilizzando la lingua inglese.

Tale progetto è patrocinato dal MIUR ed è organizzato dall’associazione United Network, con cui il Liceo Stefanini ha sottoscritto una convenzione.

E’ rivolto alle eccellenze, ha una forte valenza di orientamento in uscita e costituisce attività di ASL - Alternanza Scuola Lavoro.

Qui di seguito gli/le studenti/esse del nostro Liceo che hanno partecipato.

 

IMUN New York, 20-28 febbraio 2018

- Giorgia Baroni, 5EA indirizzo Economico Sociale;

- Federico Zipponi, 5PB, indirizzo Scienze Umane.

 

IMUN Milano, 18-20 gennaio 2018

- Irene Martinolli, 4LB indirizzo Linguistico, Menzione d’Onore;

- Irene Arzillo, 5EA indirizzo Economico Sociale;

- Arianna Baldan, 4PA indirizzo Scienze Umane.

 

IMUN Venezia

- Elia Di Gregorio, 4LB indirizzo Liceo Linguistico, Menzione d’Onore;

- Margherita Giuggie, 4LB indirizzo Liceo Linguistico;

- Elisa Nobile, 4LB indirizzo Liceo Linguistico;

- Alessandra Pagotto, 4LB indirizzo Liceo Linguistico;

- Anna Pozzato, 4LB indirizzo Liceo Linguistico, Menzione d’Onore;

- Nicole Crivellaro, 4LA indirizzo Liceo Linguistico;

- Virginia Silva, 4LA indirizzo Liceo Linguistico;

- Gloria Simion, 4LA indirizzo Liceo Linguistico;

- Alice Cesco, 3PE indirizzo Scienze Umane;

- Kiara Fazio, 3LA indirizzo indirizzo Liceo Linguistico, Menzione d’Onore.

 

La testimonianza della studentessa Alice

«La partecipazione al progetto IMUN è stata un’esperienza positiva e significativa. Grazie ad essa ho avuto la possibilità di mettermi in gioco e soprattutto di potermi confrontare con più di 100 altri ragazzi provenienti da scuole del Veneto. Il primo giorno di simulazione sono entrata nella grande sala piena di dubbi ed incertezze, per poi uscirne l’ultimo giorno con il cuore gonfio di tristezza per la fine dei tre giorni, essendo soddisfatta e fiera del mio lavoro. Non capita tutti i giorni di poter vivere un’esperienza del genere, è importante per questo lasciare da parte la timidezza e le paure per mettersi in gioco fino in fondo. Ho imparato molte cose nuove, ho scoperto situazioni che stanno vivendo alcuni Paesi nel mondo di cui la maggior parte di noi non ne è a conoscenza. Se ne avete la possibilità vi consiglio di provare a vivere questa grande esperienza perché è motivo di crescita ed enormi soddisfazioni». (Alice Cesco, 3PE, Delegata ONU del Benin)

 

L'articolo della studentessa Irene

«Dal 18 al 20 gennaio, io e altre due ragazze di questa scuola abbiamo partecipato all’IMUN (Italian Model United Nations), un progetto organizzato dall’associazione “United Network”. Tale progetto consiste in simulazioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite o delle sue commissioni in cui ogni partecipante riveste il ruolo del “delegato” di un Paese e ne difende le posizioni e la politica. Il progetto si articola in due fasi, entrambe in lingua inglese. Nella prima fase, i partecipanti apprendono sia i temi principali oggetto dell’attività internazionale delle Nazioni Unite sia il modo in cui operare all’interno della simulazione e quindi redigono una “Position Paper”, ovvero un documento in cui viene illustrata la posizione del Paese rappresentato riguardo all’argomento. Nella seconda fase, avviene la simulazione vera e propria, basata sul metodo del “learning by doing”, in cui gli studenti mettono a frutto quanto imparato e lo applicano in modo concreto. Durante la simulazione, lo scopo è di far valere la posizione del proprio Paese, nelle varie occasioni di confronto e di discussione, con l’obiettivo di arrivare ad una risoluzione condivisa riguardo alla problematica affrontata. Nel caso dell’IMUN Milano, abbiamo lavorato nella commissione dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e l’argomento assegnato era “Providing Refugees with Healthcare, Education and Political Rights” (ossia garantire ai rifugiati l’accesso al sistema sanitario ed educativo ed ai diritti politici). Questa esperienza è stata utile, interessante ed entusiasmante per molti aspetti. Innanzitutto, essendo indirizzata a studi politici o giuridici per l’università, volevo mettermi in gioco in questo progetto per capire se la cosa mi appassionava e se possedevo delle capacità adeguate. Consiglio a coloro che vogliono intraprendere studi simili a provare questa esperienza, che mi ha ancor più indirizzato verso questa strada, ma essa può essere altrettanto stimolante ed arricchente per coloro che vogliono comprendere meglio il mondo che ci circonda e vogliono accrescere la propria cultura. Difatti, si tratta in ogni caso di un progetto che ti dà una notevole apertura mentale, che va oltre a quello che si impara nei libri ed utilizza un metodo diverso da quello scolastico: “si apprende facendo”, quindi lo studente non è passivo ma deve mettere in gioco le proprie capacità critiche. Il modo in cui viene svolta la simulazione è talmente realistico che anche le soluzioni che bisogna prendere devono essere più verosimiglianti e coerenti possibili. Bisogna avere idee concrete ed applicabili nella realtà contemporanea, e ciò permette di comprenderla più a fondo. A mio parere ciò sviluppa il pensiero laterale che prevede di arrivare ad una soluzione da diverse angolazioni, che sono rappresentate dai diversi punti di vista dei Paesi. Vi è un approccio più creativo e basato sulla fattibilità e ciò mi ha fatto capire come molto spesso, discutendo di problemi come quello dei rifugiati, finiamo per cadere in luoghi comuni, stereotipi e in soluzioni astratte. Un altro punto forte della simulazione è che essa ti porta a collaborare con gli altri, a confrontarti continuamente con opinioni diverse e a lavorare in gruppo al fine di raggiugere un comune obbiettivo. Ciò ti fa comprendere che la forza risiede nella collettività e nella collaborazione piuttosto che nell’individualismo. Un aspetto che per me è stato difficile da affrontare è stato quello di rappresentare uno stato, il Kuwait, la cui mentalità e le cui idee sono molto lontane dalle mie. Allo stesso tempo è stato molto stimolante imparare a sostenere idee diverse dalle mie; è sicuramente faticoso e richiede molta creatività e molto sforzo, ma ti insegna a vedere degli aspetti positivi anche in comportamenti che reputavi completamente sbagliati. Questa esperienza mi ha fatto capire che non tutto è bianco o nero, che ogni decisione ha sempre degli aspetti negativi e positivi e che bisogna comprendere a fondo prima di emettere giudizi. Infine, sicuramente la simulazione ti mette alla prova perché bisogna parlare davanti ad un pubblico in lingua inglese. Mano a mano che la simulazione va avanti, inizi a superare i timori, a diventare più sciolto e ad avere meno paura di esprimere le proprie idee. Alla fine della simulazione, vengono consegnati due premi: il premio “Honorable Mention” per le persone che hanno partecipato più attivamente al MUN e il “Best Delegate” per la persona che si è più distinta rispetto alle altre. Io ho vinto un “Honorable Mention” ed è stata una grande soddisfazione e mi ha reso contenta del lavoro che avevo fatto. È un’esperienza, però, che a mio parere non deve essere vissuta con l’obiettivo di vincere bensì come un’occasione di crescita personale e di divertimento». (Irene Martinolli, 4LB, UNHCR - Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati)

 

In allegato le foto da IMUN Milano e IMUN Venezia


Pubblicata il 13 maggio 2018

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